<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Antiche Fornaci Giorgi&#187; Biblioteca</title>
	<atom:link href="https://www.antichefornaci.it/category/blog/biblioteca/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.antichefornaci.it</link>
	<description>dal 1735 a Ferentino cotto fatto a mano</description>
	<lastBuildDate>Tue, 25 Jun 2019 08:09:18 +0000</lastBuildDate>
	<language>en-US</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.9.40</generator>
	<item>
		<title>Testi antichi di architettura trasformati in e-book gratuiti: Antiche Fornaci Giorgi digitalizza la propria biblioteca</title>
		<link>https://www.antichefornaci.it/blog/testi-antichi-di-architettura-trasformati-in-e-book-gratuiti-antiche-fornaci-giorgi-digitalizza-la-propria-biblioteca/</link>
		<comments>https://www.antichefornaci.it/blog/testi-antichi-di-architettura-trasformati-in-e-book-gratuiti-antiche-fornaci-giorgi-digitalizza-la-propria-biblioteca/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[marco infussi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>
		<category><![CDATA[Diario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antichefornaci.it/?p=1970</guid>
		<description><![CDATA[Antiche Fornaci Giorgi rilascerà settimanalmente e-book contenenti scansioni di testi antichi di architettura, rinvenuti presso la propria biblioteca. Le prime uscite presenteranno monografie e gruppi di libri scritti da Marco Vitruvio Pollione, Andrea Palladio e Francesco Milizia. A seguire numerosi altri autori italiani e stranieri, tra cui Gustav Adolf Breymann, Rafael Guastavino e Jean Baptiste [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Antiche Fornaci Giorgi rilascerà settimanalmente <a href="http://www.antichefornaci.it/category/blog/biblioteca/">e-book <em></em>contenenti scansioni di testi antichi di architettura</a>, rinvenuti presso la propria biblioteca.<br />
Le prime uscite presenteranno monografie e gruppi di libri scritti da <a href="http://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/marco-vitruvio-pollione-de-architectura-i-secolo-avanti-cristo/">Marco Vitruvio Pollione</a>, <a href="http://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/andrea-palladio-le-fabbriche-e-i-disegni-raccolti-ed-illustrati-da-ottavio-bertotti-scamozzi-in-quattro-tomi-1796/">Andrea Palladio</a> e <a href="http://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/francesco-milizia-principij-di-architettura-civile-1785/">Francesco Milizia</a>.<br />
A seguire numerosi altri autori italiani e stranieri, tra cui Gustav Adolf Breymann, Rafael Guastavino e Jean Baptiste Rondelet.</p>
<p>Gli e-book sono digitalizzazioni degli originali.<br />
Sono completi e gratuiti, in formato <em>.pdf</em>: possono essere visualizzati su qualsiasi notebook, tablet, smartphone.<br />
Possono essere scaricati, stampati e redistribuiti.<br />
La lista completa è reperibile nella apposita <a href="http://www.antichefornaci.it/category/blog/biblioteca/">categoria biblioteca</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con questo servizio l&#8217;azienda vuole fornire ad appassionati, studenti e progettisti la possibilità di <strong>rispolverare la memoria di alcune tecniche costruttive tradizionali che, riportate al giorno d&#8217;oggi e applicate agli stilemi dell&#8217;architettura contemporanea, possono far splendere gli edifici moderni per bellezza dei materiali</strong> <strong>e qualità costruttiva</strong> degli stessi.</p>
<p>Troppo spesso infatti <strong>la produzione industriale ed il marketing hanno creato aberrazioni nella costruzione di edifici</strong>: prodotti nati per essere imitazione dei materiali naturali, dei quali avrebbero dovuto almeno attenuare i difetti, in realtà falliscono tutti i loro compiti, risultando qualitativamente ed esteticamente più scadenti ed economicamente più costosi.</p>
<p><strong>Parlando di cotto fatto a mano, la evidente superiore bellezza nei rivestimenti esterni di edifici corrisponde a valori di isolamento termoacustico concreti, su spessori più ridotti dei tanti surrogati in commercio.</strong> La stessa impronta di sostenibilità è ben più leggera, andando di pari passo con la secolare durabilità.</p>
<p>E questo anche ad un <strong>prezzo inferiore</strong>: ricordiamo infatti che i mattoni fatti a mano Antiche Fornaci Giorgi partono 19€/mq.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.antichefornaci.it/blog/testi-antichi-di-architettura-trasformati-in-e-book-gratuiti-antiche-fornaci-giorgi-digitalizza-la-propria-biblioteca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Leon Battista Alberti: De re aedificatoria tradotto da Cosimo Bartoli, 1784</title>
		<link>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/leon-battista-alberti-de-re-aedificatoria-tradotto-da-cosimo-bartoli-1784/</link>
		<comments>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/leon-battista-alberti-de-re-aedificatoria-tradotto-da-cosimo-bartoli-1784/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[marco infussi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antichefornaci.it/?p=2031</guid>
		<description><![CDATA[&#160; eon Battista Alberti (Genova, 18 febbraio 1404 – Roma, 20 aprile 1472) è stato un architetto, scrittore, matematico ed umanista italiano; fu inoltre crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo: una delle figure artistiche più poliedriche del Rinascimento. Suo costante interesse era la ricerca delle regole, teoriche o pratiche, in grado di guidare il lavoro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span class="dropcap">L</span><strong>eon Battista Alberti</strong> (Genova, 18 febbraio 1404 – Roma, 20 aprile 1472) è stato un architetto, scrittore, matematico ed umanista italiano; fu inoltre crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo: una delle figure artistiche più poliedriche del Rinascimento.<br />
Suo costante interesse era la ricerca delle regole, teoriche o pratiche, in grado di guidare il lavoro degli artisti.</p>
<p>Nel <em>De statua</em> espose le proporzioni del corpo umano, nel De pictura fornì la rima definizione della prospettiva scientifica, nel De re aedificatoria descrisse le casistiche relative all&#8217;architettura moderna, sottolineando l&#8217;importanza del progetto e le diverse tipologie di edifici a seconda della loro funzione.</p>
<p>L&#8217;aspetto innovativo delle sue proposte consisteva nel mescolare l&#8217;antico ed il moderno esaltando così la prassi degli antichi e quella moderna inaugurata da Brunelleschi.</p>
<blockquote><p>«&#8230;l&#8217;artista in questo contesto sociale non deve essere un semplice artigiano, ma un intellettuale preparato in tutte le discipline ed i campi».</p></blockquote>
<p>Lavorò al servizio dei committenti più importanti dell&#8217;epoca: il papato, gli Este a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i Malatesta a Rimini. Come architetto viene considerato, accanto a Brunelleschi, il fondatore dell&#8217;architettura rinascimentale. La differenza essenziale tra i due si colloca soprattutto sul piano geometrico: ove Brunelleschi ideava sempre spazi tridimensionali, Alberti organizzava geometricamente le superfici bidimensionali. Un punto in comune è invece la valorizzazione della tradizione locale, attingendo nella storia del singolo edificio e razionalizzando gli elementi preesistenti.</p>
<p><div class="one_half"><span class="dropcap">I</span> primi studi furono di tipo letterario, prima a Venezia al seguito del padre che si spostava per i suoi commerci e poi a Padova nella scuola dell&#8217;umanista Gasparino Barzizza. Si trasferì poi all&#8217;Università di Bologna, per studiare diritto canonico, coltivando però parallelamente il suo amore per altre discipline artistiche. Alberti si dedicò all&#8217;attività letteraria sin da giovane. A Bologna scrisse una commedia autobiografica in latino, una lingua della quale possedeva una padronanza assoluta, la Philodoxeos fabula (&#8220;Amante della Gloria&#8221;), con la quale ingannò tutti gli esperti dell&#8217;epoca, che la ritennero originale e la attribuirono a Lepido, nome con il quale Alberti si firmò. Compose dialoghi, sempre in latino, intitolati Intercoenales e, nel 1428, un&#8217;opera chiamata Deifira, dove spiegava come fuggire da un amore iniziato male, probabilmente ispirato a vicende personali.<br />
Dopo la morte del padre, Alberti ritornò temporaneamente a Padova, dove trascorse alcuni anni pieni di difficoltà, entrando in forte contrasto con i parenti che non volevano riconoscere i suoi diritti ereditari né favorire i suoi studi. In questi anni coltivò soprattutto gli studi scientifici, astronomici e matematici. Ritornato nuovamente a Bologna si laureò nel 1428, nonostante le difficoltà economiche e di<br />
difficile situazione personale portò Alberti a maturare la decisione di prendere i voti religiosi per iniziare la carriera ecclesiastica. Visse prevalentemente a Roma, spostandosi per periodi anche lunghi tra Ferrara, Bologna, Firenze, Mantova e Rimini.</div></p>
<p><div class="one_half last"><span class="dropcap">D</span>el 1435 è il De Pictura, scritto in latino e tradotto l&#8217;anno seguente in volgare, con una dedica all&#8217;amico Brunelleschi.In questo trattato l&#8217;Alberti si prefiggeva di dare una regola e una sistemazione alle arti figurative, anche attraverso la geometria, e con finalità probabilmente didattiche. Il trattato è organizzato in tre &#8220;libri&#8221;: il primo contiene una delle prime trattazioni dirette al pubblico della prospettiva, nel secondo si tratta di “circonscrizione, composizione, e ricevere di lumi” cioè dei tre principi che regolano l&#8217;arte pittorica: il contorno dei corpi, la disposizione narrativa della scena pittorica, i colori e la luce, il terzo libro è relativo alla figura del pittore di cui si rivendica un ruolo di vero intellettuale e non di artigiano.<br />
Già nei primi anni romani ebbe anche modo di studiare gli antichi resti architettonici di Roma che furono l&#8217;oggetto della sua Descriptio urbis Romae, datata intorno al 1445, in cui tentava, per la prima volta, una ricostruzione della topografia di Roma antica, esemplificata in un disegno oggi perduto. Il suo interesse archeologico lo portò perfino a tentare una spedizione di ricerca e recupero di navi romane affondate nel lago di Nemi.</div><div class="clear"></div></p>
<p><div class="one_third"><span class="dropcap">D</span>el 1450 è una delle opere più interessanti, il Momus, un romanzo satirico in lingua latina, che tratta in maniera abbastanza amareggiata dei rapporti tra letteratura e politica, un binomio classico per la letteratura.<br />
Dopo l&#8217;elezione di Niccolò V, Alberti, come antico conoscente, entrò nella cerchia ristretta del papa, dal quale ricevette anche la carica di priore di Borgo San Lorenzo. Tuttavia i rapporti con il papa sono piuttosto controversi dagli storici, sia per quel che riguarda gli aspetti politici che per l&#8217;adesione o la collaborazione dell&#8217;Alberti al vasto programma di rinnovamento urbano voluto da Niccolò V. Forse venne impiegato durante il restauro del palazzo papale e dell&#8217;acquedotto romano e della fontana dell&#8217;Acqua Vergine, disegnata in maniera semplice e lineare, creando la base sulla quale, in età Barocca, sarebbe stata costruita la Fontana di Trevi.</div></p>
<p><div class="one_third"><span class="dropcap">I</span>ntorno al 1450 Alberti cominciò ad occuparsi attivamente di architettura con progetti da eseguire fuori Roma, a Firenze, Rimini e Mantova, città in cui si recò varie volte durante gli ultimi decenni della sua vita. In tal modo dopo la metà del secolo Alberti fu la figura guida dell&#8217;architettura, succedendo a Brunelleschi.<br />
Le sue riflessioni teoriche trovarono espressione nel De re aedificatoria, un trattato di architettura in latino, scritto a Roma, completato nel 1450 e rivolto non solo ad un pubblico specialistico, ma anche al pubblico colto di educazione umanistica. Il trattato fu concepito sul modello dei dieci libri del De Architectura di Vitruvio, allora circolanti in copie manoscritte e non ancora corrette filologicamente. L&#8217;opera, considerata il trattato architettonico più significativo della cultura umanista, è divisa anch&#8217;essa in dieci libri: nei primi tre si parla della scelta del terreno, dei materiali da utilizzare e delle fondazioni (potrebbero corrispondere alla categoria vitruviana della firmitas); i libri IV e V si soffermano sui vari tipi di edifici (utilitas); il libro VI tratta la bellezza architettonica (venustas), intesa come un&#8217;armonia esprimibile matematicamente grazie alla scienza delle proporzioni, con l&#8217;aggiunta di una trattazione sulle macchine per costruire; i libri VII, VIII e IX parlano della costruzione dei fabbricati, suddividendoli in chiese, edifici pubblici ed edifici privati; il libro X tratta dell&#8217;idraulica.<br />
Nel trattato si trova anche uno studio basato sulle misurazioni dei monumenti antichi per proporre nuovi tipi di edifici moderni ispirati all&#8217;antico, fra i quali le prigioni, che cercò di rendere più umane, gli ospedali ed altri luoghi di pubblica utilità.<br />
Il trattato fu stampato, grazie al mecenatismo di Lorenzo il Magnifico ed a cura del Poliziano solo nel 1485 e fu poi tradotto in varie lingue diventando un&#8217;opera imprescindibile per molti uomini di cultura.<br />
Nel De re aedificatoria, Alberti affronta anche il tema delle architetture difensive ed intuisce come le armi da fuoco rivoluzioneranno l&#8217;aspetto delle fortificazioni. Per aumentare l&#8217;efficacia difensiva indica che le difese dovrebbero essere &#8220;costruite lungo linee irregolari, come i denti di una sega&#8221; anticipando così i principi della fortificazione alla moderna.</div></p>
<p><div class="one_third last"><span class="dropcap">S</span>u commissione del Rucellai, intorno al 1456 progettò il completamento della facciata della basilica di Santa Maria Novella, lasciata incompiuta dal 1365 al primo ordine di arcatelle, caratterizzate dall&#8217;alternarsi di fasce di marmo bianco e di marmo verde, secondo la secolare tradizione fiorentina. I lavori iniziarono intorno al 1460.<br />
Si presentava il problema di integrare, in un disegno generale e classicheggiante, i nuovi interventi con gli elementi esistenti di epoca precedente: in basso vi erano gli avelli inquadrati da archi a sesto acuto e i portali laterali, sempre a sesto acuto, mentre nella parte superiore era già aperto il rosone, seppur spoglio di ogni decorazione. Alberti inserì al centro della facciata inferiore un portale di proporzioni classiche, inquadrato da semicolonne, in cui inserì incrostazioni in marmo rosso per rompere la dicromia. Per terminare la fascia inferiore pose una serie di archetti a tutto sesto a conclusione delle lesene.<br />
Poiché la parte superiore della facciata risultava arretrata rispetto al basamento (un tema molto comune nell&#8217;architettura albertiana, derivata dai monumenti della romanità) inserì una fascia di separazione a tarsie marmoree che recano una teoria di vele gonfie al vento, l&#8217;insegna personale di Giovanni Rucellai; il livello superiore, scandito da un secondo ordine di lesene che non hanno corrispondenza in quella inferiore, sorregge un timpano triangolare.<br />
Ai lati, due doppie volute raccordano l&#8217;ordine inferiore, più largo, all&#8217;ordine superiore più alto e stretto, conferendo alla facciata un moto ascendente conforme alle proporzioni; non mascherano come spesso si è detto erroneamente gli spioventi laterali che risultano più bassi, come si evince osservando la facciata dal lato posteriore. La composizione con incrostazioni a tarsia marmorea ispirate al romanico fiorentino, necessaria in questo caso per armonizzare le nuove parti al già costruito, rimase una costante nelle opere fiorentine dell&#8217;Alberti.</div><div class="clear"></div></p>
<p><div class="one_third"><span class="dropcap">S</span>econdo Rudolf Wittkower: &#8220;L&#8217;intero edificio sta rispetto alle sue parti principali nel rapporto di uno a due, vale a dire nella relazione musicale dell&#8217;ottava, e questa proporzione si ripete nel rapporto tra la larghezza del piano superiore e quella dell&#8217;inferiore&#8221;. La facciata si inscrive infatti in un quadrato avente per lato la base della facciata stessa. Dividendo in quattro tale quadrato, si ottengono quattro quadrati minori; la zona inferiore ha una superficie equivalente a due quadrati, quella superiore a un quadrato. Altri rapporti si possono trovare nella facciata tanto da realizzare una perfetta proporzione. Secondo Franco Borsi: &#8220;L&#8217;esigenza teorica dell&#8217;Alberti di mantenere in tutto l&#8217;edificio la medesima proporzione è qui stata osservata ed è appunto la stretta applicazione di una serie continua di rapporti che denuncia il carattere non medievale di questa facciata pseudo-protorinascimentale e ne fa il primo grande esempio di eurythmia classica del Rinascimento&#8221;.</div></p>
<p><div class="one_third"><span class="dropcap">I</span>l trattato De Statua, scritto in latino, relativo alla teoria della scultura completa la trilogia sulle arti maggiori insieme con il De re aedificatoria (architettura) e il De pictura (pittura) ed è generalmente datato intorno al1464. Nel De statua, Alberti rielaborò profondamente le concezioni e le teorie relative alla scultura tenendo conto delle innovazioni artistiche del Rinascimento, attingendo anche ad una rilettura critica delle fonti classiche e riconoscendo, tra i primi dignità intellettuale alla scultura, prima di allora sempre condizionata dal pregiudizio verso un&#8217;attività tanto manuale.<br />
Relativamente al metodo da utilizzare per raggiungere il fine ultimo della scultura, che è l&#8217;imitazione della natura, Alberti distingue: la dimensio (misura) che definisce le proporzioni generali dell&#8217;oggetto rappresentato mediante l’exempeda, una riga diritta modulare atta a rilevare le lunghezze e squadre mobili a forma di compassi (normae), con cui misurare spessori, distanze e diametri; la finitio, definizione individuale dei particolari e dei movimenti dell&#8217;oggetto rappresentato, per la quale Alberti suggerisce uno strumento da lui ideato: il definitor o finitorium, un disco circolare cui è fissata un&#8217;asta graduata rotante, da cui pende un filo a piombo. Con esso si può determinare qualsiasi punto sul modello mediante una combinazione di coordinate polari e assiali, rendendo possibile un trasferimento meccanico dal modello alla scultura.<br />
Alberti sembra anticipare i temi relativi alla raffigurazione &#8216;scientifica&#8217; della figura umana che è uno dei temi che percorre la cultura figurativa rinascimentale, aspetti dell&#8217;industrializzazione ed addirittura della digitalizzazione, visto che il definitor trasformava i punti rilevati sul modello in dati alfanumerici.<br />
I sistemi di definizione meccanica dei volumi proposti da Alberti, appassionarono Leonardo che approntò, come si può rilevare dai suoi disegni, dei sistemi alternativi, sviluppati a partire dal trattato albertiano.</div></p>
<p><div class="one_third last"><span class="dropcap">A</span>lberti fu anche un celebrato crittografo per gli standard della sua epoca, ed inventò un metodo per generare messaggi criptati con l&#8217;aiuto di un apparecchio, il disco cifrante. Sua fu infatti l&#8217;idea di passare da una crittografia con tecnica &#8220;monoalfabetica&#8221; (Cifrario di Cesare) ad una con tecnica &#8220;polialfabetica&#8221;, codificata teoricamente parecchi anni dopo da Blaise de Vigenère. Tra le altre attività di Alberti ci fu anche la musica, per la quale fu considerato uno dei primi organisti della sua epoca. Disegnò anche delle mappe e collaborò con il grande cartografo Paolo Toscanelli.</div><div class="clear"></div></p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Leon_Battista_Alberti_Della_Architettura_tradotto_da_Cosimo_Bartoli_1833.pdf">SCARICA | Leon Battista Alberti: Della Architettura tradotto da Cosimo Bartoli</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Leon_Battista_Alberti_I_dieci_libri_di_architettura_tradotti_da_Cosimo_Bartoli_1784.pdf">SCARICA | Leon Battista Alberti: I dieci libri de l'Architettura tradotti da Cosimo Bartoli</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Leon_Battista_Alberti_I_dieci_libri_de_l_architettura_1546.pdf">SCARICA | Leon Battista Alberti: I dieci libri de l'Architettura</a></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/leon-battista-alberti-de-re-aedificatoria-tradotto-da-cosimo-bartoli-1784/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Heinrich Von Poppe: Anleitung zur allgemeinen Technologie, 1821</title>
		<link>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/heinrich-von-poppe-anleitung-zur-allgemeinen-technologie-1821/</link>
		<comments>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/heinrich-von-poppe-anleitung-zur-allgemeinen-technologie-1821/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 11:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[marco infussi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antichefornaci.it/?p=2029</guid>
		<description><![CDATA[ohann Heinrich Moritz von Poppe (nato il 16 gennaio 1776 a Göttingen, morto il 21 febbraio 1854 in Tübingen) è stato un matematico e fisico tedesco. Divulgatore scientifico fin da giovane, scrisse libri sulla tecnologia degli orologi e trattati matematici sulle curve. Dal 1818 è stato professore di tecnologia presso la Università di Tübingen. Ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="dropcap">J</span><strong>ohann Heinrich Moritz von Poppe</strong> (nato il 16 gennaio 1776 a Göttingen, morto il 21 febbraio 1854 in Tübingen) è stato un matematico e fisico tedesco. Divulgatore scientifico fin da giovane, scrisse libri sulla tecnologia degli orologi e trattati matematici sulle curve. Dal 1818 è stato professore di tecnologia presso la Università di Tübingen. Ha spesso utilizzato lo pseudonimo di Jacob.</p>
<p>Poppe è storicamente uno dei primi tedeschi influenti nel campo dell&#8217;ingegneria, avendo scritto diverse opere seminali sulla tecnologia e le costruzioni.<br />
Tra i suoi libri:<br />
- <em>Enciclopedia dell&#8217;ingegneria meccanica tutta</em>, Lipsia 1820-1826 in 8 volumi<br />
- <em>Handbook of Technology</em>, Heidelberg 1806-10 in 4 volumi<br />
- <em>Storia della tecnologia</em>, Göttingen 1807-11, in 3 volumi<br />
- <em>Lexicon tecnologica, con una descrizione dettagliata di tutte le arti meccaniche, per l&#8217;artigianato, la produzione e le fabbriche</em>, Lipsia 1816-20, in 5 volumi<br />
- <em>Guida generale alla tecnologia</em>, Stoccarda 1821</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Heinrich_Moritz_Poppe_Manuale_di_Tecnologia_1821_Vol1.pdf">SCARICA | Heinrich Moritz Von Poppe: Manuale di teconologia - Volume 1</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Heinrich_Moritz_Poppe_Manuale_di_Tecnologia_1821_Vol2.pdf">SCARICA | Heinrich Moritz Von Poppe: Manuale di teconologia - Volume 2</a></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/heinrich-von-poppe-anleitung-zur-allgemeinen-technologie-1821/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rafael Guastavino: Prolegomenos or function of masonry in modern architectural structures, 1893</title>
		<link>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/rafael-guastavino-prolegomenos-function-of-masonry-in-modern-architectural-structures/</link>
		<comments>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/rafael-guastavino-prolegomenos-function-of-masonry-in-modern-architectural-structures/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 20:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[marco infussi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antichefornaci.it/?p=1654</guid>
		<description><![CDATA[&#160; &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><div class="one_half"><span class="dropcap">R</span><strong>afael Guastavino Moreno</strong> (nato a Valencia, Spagna nel 1842 e morto ad Asheville, North Carolina nel 1908) fu un costruttore reso celebre da un brevetto ottenuto negli Stati Uniti nel 1885 per costruire archi e volte autoportanti, utilizzando mattoni di terracotta con una posa ad incastro. In realtà queste strutture sono molto diffuse nell&#8217;area mediterranea, a partire dai Trulli, ma non erano conosciute oltreoceano: da qui il suo grande successo.</div></p>
<p><div class="one_half last">Sbarcato a New York da Barcellona nel 1881, ricevette la prima vera commessa per il cantiere della Libreria Pubblica di Boston (McKim, Mead e White) nel 1889. Associatosi con William Blodgett, nel 1890 ottenne di lavorare con George W. Vanderbilt per costruire le arcate di casa Biltmore ad Asheville, North Carolina.</div><div class="clear"></div></p>
<p><div class="one_third"><span class="dropcap">N</span><strong></strong>el 1900, gli architetti newyorkesi Heins &amp; LaFarge chiamarono Guastavino per la costruzione della stazione di City Hall, che divenne un punto di partenza per la metropolitana di New York City. La stazione fu abbandonata nel 1945, divenendo una reliquia leggendaria della Manhattan sotterranea.<br />
Guastavino lavorò anche al soffitto del Manhattan Municipal Building, costruito tra il 1907 ed il 1914.</div></p>
<p><div class="one_third">Alcuni degli edifici più rappresentativi del movimento Beaux-Arts a New York e numerosi edifici in tutti gli Stati Uniti portano la firma della sua azienda: la Rockefeller Chapel all&#8217;Università di Chicago, la Grand Central Terminal, la Carnegie Hall e l&#8217;American Museum of Natural History a New York, il Nebraska State Capitol.</div></p>
<p><div class="one_third last">La <em>Guastavino Fireproof Construction Company</em> ha eseguito il suo ultimo progetto nel 1962, utilizzando vari altri nomi, tra cui <em>Akoustolith</em>.</div><div class="clear"></div></p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Guastavino_Essay_on_the_theory_and_history_of_cohesive_construction_applied_especially_to_the_timbrel_ vault.pdf">SCARICA | Rafael Guastavino: Essay on timbrel vault</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Guastavino_Prolegomenos_function_of_masonry_in_modern_architectural_structures_Part_1.pdf">SCARICA | Rafael Guastavino: Prolegomenos - function of masonry - Volume 1</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Guastavino_Prolegomenos_function_of_masonry_in_modern_architectural_structures_Part_2.pdf">SCARICA | Rafael Guastavino: Prolegomenos - function of masonry - Volume 2</a></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/rafael-guastavino-prolegomenos-function-of-masonry-in-modern-architectural-structures/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gustav Adolf Breymann: Allgemeine bau Constructions Lehre, 1840</title>
		<link>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/gustav-adolf-breymann-allgemeine-bau-constructions-lehre/</link>
		<comments>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/gustav-adolf-breymann-allgemeine-bau-constructions-lehre/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 10:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[marco infussi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antichefornaci.it/?p=1657</guid>
		<description><![CDATA[&#160; ustav Adolf Breymann (nato nel 1807 a Blankenburg Harz, morto il 17 agosto 1859 a Stoccarda) è stato un architetto tedesco, professore presso la Scuola Politecnica Reale di Württemberg. La sua pubblicazione Allgemeine bau Constructions Lehre (Trattato generale sulle costruzioni) del 1849, edita da Hoffmann Stuttgart, è stata poi ulteriormente sviluppata da Heinrich Lang, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span class="dropcap">G</span><strong>ustav Adolf Breymann</strong> (nato nel 1807 a Blankenburg Harz, morto il 17 agosto 1859 a Stoccarda) è stato un architetto tedesco, professore presso la Scuola Politecnica Reale di Württemberg. La sua pubblicazione <em><strong>Allgemeine bau Constructions Lehre</strong></em> (Trattato generale sulle costruzioni) del 1849, edita da Hoffmann Stuttgart, è stata poi ulteriormente sviluppata da Heinrich Lang, Otto Warth, Otto Koeniger e Ugo Scholtz.</p>
<p>Non si hanno ampie notizie della sua vita professionale, ma restano numerosi disegni che hanno costituito il corpo dei suoi libri. Breymann progettò la sinagoga di Stoccarda, completata sotto la direzione del suo allievo Adolf Wolff.</p>
<p><span class="dropcap">C</span>on Gustav Adolph Breymann si concretizza la valutazione delle opere di fondazione in termini di equilibrio fra il carico verticale e reazione del terreno. Breymann sviluppa questo approccio iniziando la trattazione di fondazioni elementari per giungere alle fondazioni di murature sottoposte a carichi laterali, imponendo che il “momento rovesciante” sia inferiore al “momento statico” della muratura, analogamente a quanto fatto per i muri di sostegno. Sempre preciso nei calcoli, Breymann applica con chiarezza i principi della scienza delle costruzioni sfruttandoli per dimensionare le fondazioni. Il problema dei plinti è risolto con l’applicazione della formula della compressione assiale, ponendo però sempre in evidenza il problema della pressoflessione. Per l’altezza delle riseghe di una fondazione nastriforme in muratura Breymann suggerisce la semplice regola <em>h = da 1 a 3 volte d</em>, rimasta un punto di riferimento per lunghissimo tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Gustav_Breymann_Allgemeine_bau_Constructions_Lehre_Vol_1_Constructionen_in_Stein.pdf">SCARICA | Gustav Breymann: Constructionen in Stein</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Gustav_Breymann_Allgemeine_bau_Constructions_Lehre_Vol_2_Constructionen_in_Holz.pdf">SCARICA | Gustav Breymann: Constructionen in Holz</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Gustav_Breymann_Allgemeine_bau_Constructions_Lehre_Vol_3_Costructionen_in_Metall.pdf">SCARICA | Gustav Breymann: Costructionen in Metall</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Gustav_Breymann_Trattato_Generale_Costruzioni_Civili_Vol5.pdf">SCARICA | Gustav Breymann: Illustrazioni dal Trattato Generale di Costruzioni Civili</a></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/gustav-adolf-breymann-allgemeine-bau-constructions-lehre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Francesco Milizia: Principij di Architettura Civile, 1785</title>
		<link>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/francesco-milizia-principij-di-architettura-civile-1785/</link>
		<comments>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/francesco-milizia-principij-di-architettura-civile-1785/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 06:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[marco infussi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antichefornaci.it/?p=1651</guid>
		<description><![CDATA[rancesco Milizia (Oria, 1725 – Roma, 1798) è stato un teorico dell&#8217;architettura, storico dell&#8217;arte e critico d&#8217;arte italiano, è ricordato come principale poligrafo del primo Neoclassicismo. Suo primario campo di interesse fu l&#8217;architettura, alla quale dedicò varie pubblicazioni storiche e teoriche. Egli viene per questo creduto erroneamente un architetto: al contrario &#8220;non esercitava praticamente l&#8217;architettura, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span class="dropcap">F</span><strong>rancesco Milizia</strong> (Oria, 1725 – Roma, 1798) è stato un teorico dell&#8217;architettura, storico dell&#8217;arte e critico d&#8217;arte italiano, è ricordato come principale poligrafo del primo Neoclassicismo.<br />
Suo primario campo di interesse fu l&#8217;architettura, alla quale dedicò varie pubblicazioni storiche e teoriche. Egli viene per questo creduto erroneamente un architetto: al contrario &#8220;<em>non esercitava praticamente l&#8217;architettura, bensì possedeva le dottrine che concorrono a farne un conoscitore</em>&#8220;. Propugnava la necessità di imitare i capolavori dell&#8217;arte greca, poiché questi artisti avevano potuto ispirarsi ad una natura ed a una società non ancora corrotte.</p>
<p><div class="one_half"><span class="dropcap">F</span>u portavoce di una critica architettonica influenzata dal funzionalismo del francescano Carlo Lodoli, ma con un pragmatismo fondato sullo studio della trattatistica e della saggistica francese sulle arti.<br />
Milizia criticava gli abusi stilistici e propendeva per la semplificazione progressiva degli stili: ad esempio, giudicò la Sacrestia della Basilica di San Pietro in Vaticano commissionata a Carlo Marchionni nel 1776 come la più sontuosa e &#8220;<em>la più irragionevole&#8230; del globo</em>&#8220;.</div></p>
<p><div class="one_half last"><span class="dropcap">C</span>ondotto a nove anni a Padova, presso lo zio medico Domenico, studiò &#8211; &#8220;<em>assai male</em>&#8221; egli stesso ammette &#8211; le belle lettere. Disgustato dallo zio dopo sette anni, si rifugiò a Bobbio presso Piacenza. Poi Pavia, Milano e Roma, fino a Napoli, dove studiò logica e metafisica presso l&#8217;abate Genovesi, e fisica e geometria presso il celestino Orlandi. Dopo aver tentato invano di raggiungere la Francia, si fermò a Livorno, per mancanza di mezzi, e ritornò a Oria, dove si ritirò in una casa di campagna per studiare le scienze.</div><div class="clear"></div></p>
<p><div class="one_third"><span class="dropcap">A</span> 25 anni, sposò Donna Teresa Muzio, nobildonna di Gallipoli, dove risiedette per qualche tempo. Nel 1761 si recò con la moglie a Roma per amministrare gli edifici di proprietà del re di Napoli nello stato pontificio. Mantenne questo incarico per un quarto di secolo, fino al 1786 per dedicare il suo tempo agli studi storici e teorici d&#8217;arte e architettura. Iniziò a studiare architettura &#8220;<em>senza saper neppure disegnare</em>&#8220;. Innamorato di quest&#8217;arte scrisse <strong>Le Vite degli Architetti più celebri</strong>, opera che, insieme a molte altre, ebbe un notevole impatto tra il pubblico.<br />
È a Roma che scrisse le sue opere più importanti e che iniziò a battagliare con gli eruditi del tempo, attirandosi la vigilanza della Santa Sede e l&#8217;ammirazione di molti studiosi. Fu amico del pittore filosofo Mengs, di cui compilò le opere.</div></p>
<p><div class="one_third"><span class="dropcap">M</span>alinconicamente così scrive il Gamba: &#8220;<em>Nel 1798, quando Roma era nel disordine, egli viveva tranquillamente nel suo gabinetto, dove, sorpreso da un reuma, che presto si cangiò in polmonite, cessò di vivere nel mese di marzo, compianto dagli amici, dai professori e dagli amatori sinceri delle sue belle arti</em>&#8220;. A sancire il valore elevato del suo ingegno illustri personaggi, tra cui il Gioberti, il quale scrisse: &#8220;<em>Nelle arti il giudizio diritto e sicuro di F. Milizia e l&#8217;ingegno straordinario del Canova, cominciarono un&#8217;età novella e educarono al vero bello il gusto della nazione</em>&#8220;. Un altro illustre teorico del tempo, il Cicognara così seguita a scrivere: &#8220;<em>L&#8217;opera del Milizia rovesciò il sistema di pensare in materia d&#8217;arte</em>&#8220;.</div></p>
<p><div class="one_third last"><span class="dropcap">E</span>d, infatti, nei suoi scritti giudicò aspramente le esuberanze barocche e ancor più le fantasie settecentesche, indicando insieme al Winckelmann e al Mengs, come unica forma d&#8217;arte degna di essere chiamata tale, il classicismo. Ardente ammiratore del Rinascimento, in cui vedeva attuati i canoni del <em>bello ideale</em>, di lui si ricordano i giudizi discussi e discutibili su Michelangelo e sul Borromini, definito <em>matto frenetico</em>.<br />
Ciononostante, è il Gamba ad esprimere, meglio di chiunque altro, la sintesi della sua opera e del suo contributo alla cultura italiana ed europea: &#8220;<em>Si rimprovera al Milizia di essere stato ne&#8217; suoi scritti acre e mordace, ma intanto le sue opere si leggono con avidità, le sue teorie hanno fatto nelle arti belle una fortunata rivoluzione, il suo nome è rimasto caro a chiunque o vuoi costruire con gusto, o vuoi viaggiare con frutto, o vuoi erudirsi senza pedanteria</em>&#8220;.</div><div class="clear"></div></p>
<p>Segue la lista delle sue pubblicazioni:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>- Le Vite de&#8217; più celebri architetti d&#8217;ogni nazione e d&#8217;ogni tempo, precedute da un Saggio sopra l&#8217;architettura</strong>. Roma 1768.<br />
<strong>- Memorie degli architetti antichi e moderni</strong>. Parma 1781.<br />
<strong>- Del Teatro</strong>. Roma 1771, Roma 1772, Venezia 1794.<br />
<strong>- Principj di Architettura Civile</strong>. Finale 1781, Parma 1781, Bassano 1785, Genova 1786, Roma 1800, Milano 1832, Milano 1847.<br />
<strong>- Dell&#8217;arte di vedere nelle belle arti del disegno secondo i principj di Sulzer e di Mengs</strong>. Venezia 1781, Genova 1786, Venezia 1792.<br />
<strong>- Roma: Delle belle arti, del disegno, dell&#8217;Architettura Civile</strong>. Bassano 1787.<br />
<strong>- Dizionario delle belle arti del disegno estratto in gran parte dalla Enciclopedia metodica</strong>. Bassano 1797, Milano 1802, Milano 1804, Bassano 1822, Bologna 1827.</p>
<p><span class="dropcap">D</span>all&#8217;incipit di Idea generale dell&#8217;architettura: &#8220;<em>L&#8217;Architettura è l&#8217;Arte di fabbricare: e prende denominazioni differenti secondo le diversità de&#8217; suoi oggetti. Si chiama Architettura Civile, se il suo oggetto si raggira intorno alla costruzione delle fabbriche destinate al comodo, ed ai varj usi degli uomini raccolti in Civil Società. Se lo scopo è di fabbricare nell&#8217;acqua, e di renderne per mezzo di macchine l&#8217;uso più facile, dicesi allora Architettura Idraulica. Quando il suo oggetto è la costruzione di vascelli, e di altre macchine galleggianti, si chiama Architettura Navale. Finalmente vien detta Architettura Militare, se s&#8217;impiega a fortificare i luoghi, per difenderli con solide costruzioni dagli insulti dei nemici, e dagli sforzi degli strumenti marziali&#8221;</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Francesco_Milizia_Le_vite_de_piu_celebri_architetti_1768.pdf">SCARICA | Francesco Milizia: Le vite de più celebri architetti</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Francesco_Milizia_Principii_di_architettura_civile_Tomo_1.pdf">SCARICA | Francesco Milizia: Principii di architettura civile - Tomo primo</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Francesco_Milizia_Principii_di_architettura_civile_Tomo_2.pdf">SCARICA | Francesco Milizia: Principii di architettura civile - Tomo secondo</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Francesco_Milizia_Principii_di_architettura_civile_Tomo_3.pdf">SCARICA | Francesco Milizia: Principii di architettura civile - Tomo terzo</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Francesco_Milizia_Principi_di_architettura_civile_1847.pdf">SCARICA | Francesco Milizia: Principii di architettura civile</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Francesco_Milizia_Osservazioni_ed_aggiunte_ai_Principii_di_architettura_civile_1817.pdf">SCARICA | Francesco Milizia: Osservazioni ed aggiunte ai Principii di architettura civile</a></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/francesco-milizia-principij-di-architettura-civile-1785/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Andrea Palladio: Le Fabbriche e i Disegni illustrati in quattro tomi, 1796</title>
		<link>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/andrea-palladio-le-fabbriche-e-i-disegni-raccolti-ed-illustrati-da-ottavio-bertotti-scamozzi-in-quattro-tomi-1796/</link>
		<comments>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/andrea-palladio-le-fabbriche-e-i-disegni-raccolti-ed-illustrati-da-ottavio-bertotti-scamozzi-in-quattro-tomi-1796/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 20:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[marco infussi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antichefornaci.it/?p=1649</guid>
		<description><![CDATA[&#160; ndrea Palladio, pseudonimo di Andrea di Pietro (Padova, 30 novembre 1508 – Maser, 19 agosto 1580), è stato un architetto, teorico dell&#8217;architettura e scenografo italiano del Rinascimento. Influenzato dall&#8217;architettura greco-romana, anzitutto da Vitruvio, è considerato una delle personalità più influenti nella storia dell&#8217;architettura occidentale. Fu l&#8217;architetto più importante della Repubblica di Venezia, nel cui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span class="dropcap">A</span><strong>ndrea Palladio, pseudonimo di Andrea di Pietro</strong> (Padova, 30 novembre 1508 – Maser, 19 agosto 1580), è stato un architetto, teorico dell&#8217;architettura e scenografo italiano del Rinascimento. Influenzato dall&#8217;architettura greco-romana, anzitutto da Vitruvio, è considerato una delle personalità più influenti nella storia dell&#8217;architettura occidentale.</p>
<p>Fu l&#8217;architetto più importante della Repubblica di Venezia, nel cui territorio progettò numerose ville che lo resero famoso. Numerose chiese e palazzi si rinvengono prevalentemente a Vicenza, dove si formò e visse. Pubblicò il trattato <em>I quattro libri dell&#8217;architettura</em> nel 1570, segnando profondamente lo stile occidentale, tanto che l&#8217;imitazione del suo stile diede origine ad un movimento destinato a durare per tre secoli, il <em>palladianesimo</em>, che si richiama ai principi classico-romani. La città di Vicenza e le ville palladiane del Veneto sono uno dei patrimoni dell&#8217;umanità <em>UNESCO</em>. Di lui, durante la sua permanenza a Vicenza, Goethe disse:</p>
<blockquote><p>«V&#8217;è davvero alcunché di divino nei suoi progetti, né meno della forza del grande poeta, che dalla verità e dalla finzione trae una terza realtà, affascinante nella sua fittizia esistenza.»</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><div class="one_third"><span class="dropcap">A</span>ndrea nacque nel 1508 a Padova, che allora faceva parte della Repubblica di Venezia, da una famiglia di umili origini: il padre Pietro, detto &#8220;della Gondola&#8221; era mugnaio e la madre Marta detta la Zota (&#8220;la zoppa&#8221;) una donna di casa.<br />
A tredici anni Andrea iniziò a Padova l&#8217;apprendistato di scalpellino, presso Bartolomeo Cavazza[7]: vi spese diciotto mesi, fino a quando, nel 1523, la famiglia si trasferì a Vicenza. Qui nel 1524 Andrea risulta già iscritto alla fraglia dei muratori: lavorò infatti &#8211; rimanendovi per una dozzina d&#8217;anni &#8211; nella bottega del costruttore Giovanni di Giacomo da Porlezza e dello scultore Girolamo Pittoni, con laboratorio in Pedemuro San Biagio, nella parte settentrionale di Vicenza.</div></p>
<p><div class="one_third last"><span class="dropcap">T</span>ra il 1535 e il 1538 avviene l&#8217;incontro fondamentale con il nobile vicentino Giangiorgio Trissino, che avrà grande importanza per l&#8217;attività di Palladio. Andrea conosce Trissino mentre lavora nel cantiere della sua villa suburbana di Cricoli. Giangiorgio Trissino, poeta e umanista, lo prenderà sotto la sua protezione. Sarà lui a conferirgli l&#8217;aulico soprannome di Palladio, lo guiderà nella sua formazione culturale e allo studio della cultura classica, conducendolo più volte a Roma. In questi anni Palladio realizza le sue prime opere significative, fra cui la villa di Gerolamo Godi (1537) a Lonedo di Lugo di Vicenza.</div><div class="clear"></div></p>
<p><span class="dropcap">P</span>alladio morì nel 1580 a 71 anni, godendo di una condizione economica assai modesta. Le circostanze della sua morte rimangono sconosciute: non è nota né la causa, né il luogo, che comunque la tradizione identifica con Maser, dove forse stava lavorando al tempietto di Villa Barbaro. I funerali furono celebrati senza clamore a Vicenza, dove l&#8217;architetto fu sepolto presso la chiesa di Santa Corona. Nel 1844 fu realizzata una nuova tomba in una cappella a lui dedicata nel Cimitero Maggiore di Vicenza su progetto dell’architetto Bartolomeo Malacarne, grazie ad un lascito del conte Girolamo Egidio di Velo. Il monumento funebre fu scolpito da Giuseppe De Fabris.</p>
<p><div class="two_third"><span class="dropcap">L</span>a formazione culturale di Andrea Palladio avvenne sotto la guida e tutela dell&#8217;umanista Gian Giorgio Trissino, probabilmente l’intellettuale più in vista in una città in cui l’artista più noto era Valerio Belli, cesellatore in rapporti con Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio, e la cui casa aveva tanto stupito il Vasari.<br />
Gian Giorgio Trissino, nobile colto e raffinato, letterato studioso della lingua italiana, architetto per diletto ristrutturò un palazzetto preesistente in una proprietà acquistata dalla famiglia agli inizi del Cinquecento non lontano dalla città di Vicenza: nel disegnare la facciata principale esposta a sud si richiamò alle soluzioni di Raffaello per Villa Madama, con una loggia a doppie arcate posta tra due torrette una delle quali preesistente: la torre a lato di un corpo composto da un portico con loggia al piano superiore è uno schema tipico dell’architettura vicentina quattrocentesca. Il Trissino rompe con questa tradizione e, in adesione allo spirito umanistico e neoplatonico, compone gli spazi interni seguendo uno schema rigorosamente proporzionale e simmetrico, anticipando quel modello che diventerà poi un tratto significativo dell’organizzazione delle stanze in Palladio. La tradizione vuole che tra le maestranze impiegate nei lavori vi fosse il giovane Andrea, notato dal Trissino per la sua abilità.<br />
Da qui in poi la vita artistica del Palladio si dipana con una rarissima effervescenza ed una incredibile quantità di opere realizzate, prima fra tutte la Basilica Palladiana che segna la piazza principale di Vicenza, villa Capra detta la Rotonda a pochi chilometri dalla città, forse l&#8217;edificio palladiano più noto ed infine lo splendido Teatro Olimpico, primo esempio di teatro stabile coperto realizzato in epoca moderna nel mondo occidentale e ancor oggi capolavoro<br />
Palladio collaborò con Daniele Barbaro, patriarca di Aquileia, che stava traducendo dal latino e commentando il <em>De architectura</em> di Vitruvio, disegnando le illustrazioni per il trattato. </div></p>
<p><div class="one_third last">Daniele Barbaro, profondo studioso d&#8217;architettura antica, divenne mentore di Palladio dopo la morte di Trissino nel 1550. Nel 1554 Palladio compì un viaggio a Roma con Barbaro &#8211; assieme anche a Giovanni Battista Maganza e Marco Thiene &#8211; per preparare la prima edizione e traduzione critica del trattato di Vitruvio, che venne stampata a Venezia nel 1556. Grazie all&#8217;influenza dei Barbaro, Palladio iniziò lavorare a Venezia, soprattutto nell&#8217;architettura religiosa. Nel 1570 fu nominato alla prestigiosa carica di Proto della Serenissima, ovvero architetto capo della Repubblica Veneta, subentrando a Jacopo Sansovino. Nello stesso anno pubblicò a Venezia <em>I quattro libri dell&#8217;architettura</em>, il trattato a cui aveva lavorato fin da giovane e in cui viene illustrata la maggior parte delle sue opere. I Quattro libri furono il più importante di numerosi testi che Palladio pubblicò nella seconda parte della sua vita, corredandoli delle proprie illustrazioni. Nel 1574 diede alle stampe i <em>Commentari di Cesare</em>.</div><div class="clear"></div></p>
<p><div class="one_third"><span class="dropcap">A</span>lla sua morte nel 1580 buona parte delle architetture di Palladio erano solo parzialmente realizzate; alcuni cantieri furono proseguiti da Vincenzo Scamozzi, mentre altre opere furono completate solo molti anni dopo, sulla base dei disegni pubblicati ne <em>I Quattro libri</em> <em>dell&#8217;architettura</em>.</div></p>
<p><div class="two_third last">Palladio affronta il tema, dibattuto nel Cinquecento, del rapporto fra civiltà e natura e lo risolve &#8220;<em>affermando il profondo senso naturale della civiltà, sostenendo che la suprema civiltà consiste nel raggiungere il perfetto accordo con la natura senza perciò rinunciare a quella coscienza della storia che è la sostanza stessa della civiltà</em>&#8220;. Questo spiega l&#8217;enorme fortuna che il pensiero e l&#8217;opera del Palladio avranno nel Settecento, quando i filosofi dell&#8217;Illuminismo sosterranno il fondamento naturale della civiltà umana. Sono infatti neopalladiani molti edifici costruiti nei neonati Stati Uniti d&#8217;America come la <em>Casa Bianca</em> ed il <em>Campidoglio</em> a Washington o certi edifici di Monticello in Virginia. Neopalladiani sono pure la <em>Redwood Library</em> (1747) e la <em>Marble House</em> a Newport, l&#8217;<em>Università della Virginia</em> a Charlottesville, la <em>Piantagione Woodlawn</em> ad Assumption in Louisiana.</div><div class="clear"></div></p>
<p><span class="dropcap">S</span>econdo Palladio le dimensioni di un edificio pubblico o di una villa, dei suoi elementi costruttivi (archi, travi, colonne) e dei suoi elementi stilistici (capitelli, fregi, balaustre, decorazioni) potevano essere ricavati in proporzione dalle tavole del trattato. Indica di far riferimento al diametro della colonna di un edificio come unità di misura di riferimento (detta modulo) per proporzionare tutti gli altri elementi costruttivi e stilistici della costruzione. Ad esempio lo spessore di una trave di ordine tuscanico poteva essere dimensionato come i 3/4 del diametro della colonna, l&#8217;altezza della colonna come 7 volte il suo diametro e la lunghezza della trave come 5 volte il diametro della colonna.<br />
In modo analogo anche per gli altri ordini architettonici sono definite le relative proporzioni: per l&#8217;ordine dorico, ionico, corinzio e per l&#8217;ordine composito. Ad esempio per l&#8217;ordine composito Palladio indica di dimensionare lo spessore della trave e delle cornici superiori come il doppio del diametro della colonna (2 moduli) e di dimensionare l&#8217;altezza della colonna come 10 volte il suo diametro (10 moduli). Questo modo di presentare gli aspetti formali ed estetici degli elementi architettonici, impostati con canoni formali ben precisi, fu denominata teoria delle proporzioni ed ebbe ampi sviluppi sia nei trattatisti dell&#8217;architettura rinascimentale, che in quella neoclassica e di altre epoche.</p>
<p><span class="dropcap">I</span>l trattato di Palladio è stato fino ad oggi un modello classico insuperato per comporre un edificio con precise regole formali e proporzionali. Queste proporzioni permettono di attribuire alle architetture classiche un carattere monumentale maestoso e allo stesso tempo organico ed integrato con gli altri aspetti stilistici delle decorazioni pittoriche e scultoree. In Inghilterra si ispirarono al suo stile Inigo Jones e Christopher Wren. Un altro suo ammiratore fu l&#8217;architetto Richard Boyle, più noto come Lord Burlington, che &#8211; con William Kent &#8211; progettò <em>Chiswick House</em>. Con la <em>Risoluzione n. 259 del 6 dicembre 2010</em> il <em>Congresso degli Stati Uniti d&#8217;America</em> ha riconosciuto Palladio come padre dell&#8217;architettura americana.</p>
<p>Segue un elenco delle sue opere (la data iniziale si riferisce al progetto dell&#8217;opera):</p>
<p style="padding-left: 30px;">1531: Portale della chiesa di Santa Maria dei Servi, Vicenza (attribuito)<br />
1534: Villa Trissino a Cricoli, Vicenza (attribuita per tradizione ma progettata da Gian Giorgio Trissino)<br />
1537-1542: Villa Godi (per Girolamo, Pietro e Marcantonio Godi), Lonedo di Lugo di Vicenza<br />
1539 circa: Villa Piovene, Lonedo di Lugo di Vicenza (VI) (attribuito)<br />
1540-1542 circa: Palazzo Civena, Vicenza<br />
1540 circa-1566 circa: Palazzo Poiana, Vicenza (attribuito)<br />
1542 &#8211; Villa Valmarana, Vigardolo di Monticello Conte Otto (VI)<br />
1542-1556 circa: Palazzo Thiene, Vicenza (probabilmente su progetto di Giulio Romano)<br />
1542: Villa Gazzotti (per Taddeo Gazzotti), Bertesina, Vicenza<br />
1542 circa: Villa Caldogno (per Losco Caldogno), Caldogno (VI) (attribuito)<br />
1542: Villa Pisani (per Vettore, Marco e Daniele Pisani), Bagnolo di Lonigo (VI)<br />
1542: Villa Thiene (per Marcantonio e Adriano Thiene), Quinto Vicentino (VI) (probabile modifica di un progetto di Giulio Romano)<br />
1543: Villa Saraceno (per Biagio Saraceno), Finale di Agugliaro (VI)<br />
1544 circa-1552: Palazzo Porto (per Iseppo De&#8217; Porti), Vicenza<br />
1546-1549: Logge del Palazzo della Ragione (Basilica Palladiana), Vicenza (completata postuma nel 1614)<br />
1546 circa-1563 circa: Villa Pojana (per Bonifacio Pojana), Pojana Maggiore (VI)<br />
1546 circa: Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (PD) (attribuita)<br />
1547: Villa Arnaldi (per Vincenzo Arnaldi), Meledo di Sarego (VI) (incompiuto)<br />
1548: Villa Angarano, Bassano del Grappa (VI) (barchesse; corpo centrale riedificato da Baldassarre Longhena)<br />
1550-1557: Palazzo Chiericati (per Girolamo Chiericati), Vicenza (completato postumo nel 1680 circa)<br />
1550: Villa Chiericati (per Giovanni Chiericati), Vancimuglio di Grumolo delle Abbadesse (VI) (completata postuma nel 1584 da Domenico Groppino)<br />
1552: Villa Cornaro (per Giorgio Cornaro), Piombino Dese (PD)<br />
1552 circa: Villa Pisani (per Francesco Pisani), Montagnana (PD)<br />
1554-1563: Villa Badoer detta La Badoera (per Francesco Badoer), Fratta Polesine (RO)<br />
1554: Villa Porto (per Paolo Porto), Vivaro di Dueville (VI)(attribuita)<br />
1554: Villa Barbaro (per Daniele e Marcantonio Barbaro), Maser (TV)<br />
1554 ?: Villa Zeno (per Marco Zeno), Donegal di Cessalto (TV)<br />
1555 circa: Palazzo Dalla Torre, Verona (solo parzialmente realizzato; parzialmente distrutto da un bombardamento nel 1945)<br />
1556: Arco Bollani, Udine<br />
1556 circa: Palazzo Antonini, Udine (alterato da vari interventi successivi)<br />
1556: Barchessa di Villa Thiene, Cicogna di Villafranca Padovana (PD) (incompleto)<br />
1557: Villa Repeta, Campiglia dei Berici (VI)(distrutta da un incendio e ricostruita in altra foggia)<br />
1558: Facciata per la basilica di San Pietro di Castello, Venezia (completato postumo)<br />
1558: Villa Emo (per Leonardo Emo), Fanzolo di Vedelago (TV)<br />
1558: Cupola della Cattedrale di Vicenza, Vicenza (distrutta in un bombardamento nella seconda guerra mondiale e ricostruita)<br />
1559: Villa Foscari detta La Malcontenta, Malcontenta di Mira (Italia)<br />
1559: Casa Cogollo (per Pietro Cogollo), nota come Casa del Palladio, Vicenza (attribuito)<br />
1560-1563 circa: chiostro dei cipressi e refettorio del monastero di San Giorgio Maggiore, Venezia<br />
1560: Convento della Carità, Venezia (realizzati solo chiostro e atrio distrutto nel 1630 in un incendio)<br />
1560: Palazzo Schio (per Bernardo Schio), Vicenza<br />
1563 circa: Portale laterale della Cattedrale di Vicenza<br />
1563 circa: Villa Valmarana, Lisiera di Bolzano Vicentino (VI)<br />
1564: Facciata della chiesa di San Francesco della Vigna, Venezia<br />
1564: Palazzo Pretorio, Cividale del Friuli (UD) (progetto, attribuito)<br />
1565: chiesa del monastero di San Giorgio Maggiore, Venezia (conclusa postuma tra il 1607 e il 1611 con una diversa facciata)<br />
1565: Teatro ligneo nel cortile del convento della Carità, Venezia (distrutto nel 1570 in un incendio)<br />
1565: Loggia del Capitanio, Vicenza<br />
1565: Palazzo Valmarana (per Isabella Nogarola Valmarana), Vicenza<br />
1565: Villa Serego (per Marcantonio Serègo), Santa Sofia di Pedemonte, San Pietro in Cariano (VR)<br />
1565 circa: Villa Forni Cerato (per Girolamo Forni), Montecchio Precalcino (VI)<br />
1566: Villa Capra detta La Rotonda (per Paolo Almerico), Vicenza (completata postuma nel 1585 da Vincenzo Scamozzi)<br />
1567 circa: Barchesse di Villa Trissino, Meledo di Sarego (VI) (unica parte superstite del progetto mai compiuto per una villa)<br />
1568: Ponte di Bassano, Bassano del Grappa (ricostruito nel 1748 e dopo la seconda guerra mondiale)<br />
1569-1575: Palazzo Barbaran da Porto (per Montano Barbarano), Vicenza<br />
1569: Ponte sul Tesina, Torri di Quartesolo (VI) (attribuito)<br />
1570: Villa Porto (per Iseppo Porto), Molina di Malo (VI)<br />
1571: Palazzo Porto in piazza Castello, Vicenza (incompiuto; parzialmente completato nel 1615 da Vincenzo Scamozzi)<br />
1572 ?: Palazzo Thiene Bonin Longare, Vicenza<br />
1574-1577: Interventi nelle sale di Palazzo Ducale, Venezia<br />
1574: studi per la facciata della Basilica di San Petronio, Bologna<br />
1576 circa: Cappella Valmarana (per Isabella Nogarola Valmarana) nella chiesa di Santa Corona, Vicenza<br />
1577: chiesa del Redentore, Venezia<br />
1578: chiesa di Santa Maria Nova, Vicenza (attribuito, progetto, completato postumo nel 1590)<br />
1579: Porta Gemona, San Daniele del Friuli (UD)<br />
1580: chiesa di Santa Lucia, Venezia (disegni per l&#8217;interno; demolita)<br />
1580: Tempietto di Villa Barbaro, Maser<br />
1580: Teatro Olimpico, Vicenza (completato postumo dal figlio Silla e nel 1585 da Vincenzo Scamozzi per la scena)</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Andrea_Palladio_Le_Fabbriche_e_i_disegni_Tomo_1.pdf">SCARICA | Andrea Palladio: Le Fabbriche e i Disegni, Tomo Primo</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Andrea_Palladio_Le_Fabbriche_e_i_disegni_Tomo_2.pdf">SCARICA | Andrea Palladio: Le Fabbriche e i Disegni, Tomo Secondo</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Andrea_Palladio_Le_Fabbriche_e_i_disegni_Tomo_3.pdf">SCARICA | Andrea Palladio: Le Fabbriche e i Disegni, Tomo Terzo</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Andrea_Palladio_Le_Fabbriche_e_i_disegni_Tomo_4.pdf">SCARICA | Andrea Palladio: Le Fabbriche e i Disegni, Tomo Quarto</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Andrea_Palladio_I_quatro_libri_dell_architectura_1601.pdf">SCARICA | Andrea Palladio: I quattro libri dell'architettura</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Andrea_Palladio_L_antichita_di_Roma_1554.pdf">SCARICA | Andrea Palladio: L'Antichità di Roma</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Andrea_Palladio_Le_antichita_dell_alma_citta_di_Roma_1620.pdf">SCARICA | Andrea Palladio: Le Antichità dell'alma città di Roma</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Andrea_Palladio_Le_Terme_dei_Romani_1732.pdf">SCARICA | Andrea Palladio: Le Terme dei Romani</a></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/andrea-palladio-le-fabbriche-e-i-disegni-raccolti-ed-illustrati-da-ottavio-bertotti-scamozzi-in-quattro-tomi-1796/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Marcus Vitruvius Pollio: De Architectura trascritto a mano, I secolo a.C.</title>
		<link>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/marco-vitruvio-pollione-de-architectura-i-secolo-avanti-cristo/</link>
		<comments>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/marco-vitruvio-pollione-de-architectura-i-secolo-avanti-cristo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 20:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[marco infussi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.antichefornaci.it/?p=1659</guid>
		<description><![CDATA[&#160; arco Vitruvio Pollione (in latino Marcus Vitruvius Pollio) è stato un architetto e scrittore romano, attivo nella seconda metà I secolo a.C., considerato il più famoso teorico dell&#8217;architettura di tutti i tempi. Ingegnere e architetto, probabilmente Vitruvio faceva parte, in qualità di scriba armamentarius degli apparitores, il personale tecnico che collaborava con chi aveva [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span class="dropcap">M</span><strong>arco Vitruvio Pollione</strong> (in latino <strong>Marcus Vitruvius Pollio</strong>) è stato un architetto e scrittore romano, attivo nella seconda metà I secolo a.C., considerato il più famoso teorico dell&#8217;architettura di tutti i tempi. Ingegnere e architetto, probabilmente Vitruvio faceva parte, in qualità di <em>scriba armamentarius</em> degli <em>apparitores</em>, il personale tecnico che collaborava con chi aveva responsabilità politiche all’interno dell’amministrazione pubblica.<br />
Fu innovativo &#8211; più che nel merito &#8211; per lo sforzo di organizzare conoscenze accumulate nel corso dei secoli fino a tutto il periodo ellenistico.</p>
<p><div class="two_third">Assolutamente incerto è il suo luogo di origine: di volta in volta sono state indicate le città di Roma, Fano, Fondi, Verona, Formia, l&#8217;area campana in genere e addirittura la Numidia. Anche dello svolgersi della sua vita si hanno scarse notizie, tutte dedotte da note autobiografiche inserite nel suo trattato. Dovrebbe essere stato ufficiale sovrintendente alle macchine da guerra sotto Giulio Cesare e poi architetto e ingegnere sotto Augusto, anche se l&#8217;unica opera che lui stesso si attribuisce di aver progettato e costruito è la basilica di Fano.</div></p>
<p><div class="one_third last">L&#8217;importanza di Vitruvio è dovuta al suo trattato <em><strong>De architectura</strong></em> in 10 libri, dedicato ad Augusto, scritto probabilmente tra il 29 e il 23 a.C., anni in cui Augusto progettava un rinnovamento generale dell&#8217;edilizia pubblica.</div><div class="clear"></div></p>
<p>Il <em>De architectura</em> presenta la seguente scansione:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Libro I</em>: formazione dell’architetto e scelta del luogo<br />
<em>Libro II</em>: tecniche edificatorie, origine e sviluppo<br />
<em>Libro III e IV</em>: edifici sacri<br />
<em>Libro V</em>: edifici pubblici<br />
<em>Libro VI e VII</em>: edifici privati, descritti per luogo, tipologia, intonaci, pavimenti<br />
<em>Libro VIII</em>: Idraulica<br />
<em>Libro IX</em>: orologi solari, digressione astronomica e astrologica<br />
<em>Libro X</em>: meccanica per costruzione di gru, macchine idrauliche e belliche</p>
<p><span class="dropcap">V</span>itruvio ci informa di una pratica amministrativa elaborata da lui stesso, per la quale i privati dovevano pagare una tassa basata su un contratto tra lo Stato e l’utente, al fine di limitare gli allacciamenti abusivi e le concessioni individuali e gratuite. Jerôme Carcopino nella sua opera <em>La vita quotidiana a Roma all’apogeo dell’impero</em> dichiara che, nonostante le grosse canalizzazioni di piombo portassero l’acqua degli acquedotti nelle abitazioni private, solo i pianterreni delle <em>insulæ</em> dove abitavano i più facoltosi vi avevano accesso. Gli abitanti dei piani alti erano costretti a procurarsi l’acqua alla più vicina fontana e questo rendeva difficile la cura della pulizia. Giovenale nelle sue <em>Satire</em> cita spesso i portatori d’acqua (<em>aquarii</em>), necessari alla vita collettiva d’ogni stabile. In effetti nessuna costruzione ci ha ancora rivelato le colonne montanti che avrebbero permesso di portare l’acqua ai diversi piani.</p>
<p><span class="dropcap">D</span>al punto di vista architettonico, i Romani ebbero il merito di utilizzare due nuovi elementi costitutivi: l’arco e la volta. Grazie anche alla selezione dei materiali e alla qualità risultante, essi raggiunsero picchi di assoluta rilevanza, come nel caso del <em>Pantheon</em>: costruito dall’imperatore Adriano nel II secolo d.C., rimase insuperato per oltre 1500 anni per le dimensioni della propria cupola, che raggiunge i 43,3 metri di diametro.</p>
<p>La gerarchia organizzativa nell’ambito dei lavori pubblici era strettamente legata a quella religiosa: due figure fondamentali come il <em>rex auger</em> e il <em>pontifex maximus</em>, in effetti svolgevano funzioni sia religiose sia politiche. Il <em>pontifex</em> sovrintendeva alla costruzione delle maggiori opere civili &#8211; quali appunto i ponti &#8211; ma si curava anche della divinazione ritenuta necessaria perché i migliori auspici vigessero al momento dell’inaugurazione dell’opera.</p>
<p><div class="one_third">Il <em>De architectura</em> è l&#8217;unico testo latino di architettura giunto integralmente a noi: la sua importanza è testimoniata dai riferimenti all&#8217;opera presenti in autori successivi come Frontino, ma pare che il trattato non abbia esercitato alcuna influenza sull&#8217;architettura per tutto il medioevo, anche se suscitò interesse filologico presso la corte di Carlo Magno, in Petrarca (che annotò di sua mano una copia oggi conservata a Oxford) e in Boccaccio. Poggio Bracciolini riscoprì il testo nel 1414 a Montecassino e contribuì alla sua diffusione.</div></p>
<p><div class="one_third">Nel XV secolo la conoscenza e l&#8217;interesse per Vitruvio crebbero per merito di Lorenzo Ghiberti, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini, Raffaello Sanzio, Fabio Calvo, Paolo Giovio e Fra Giocondo da Verona. Nel 1490 il trattato fu pubblicato a stampa per la prima volta da Sulpicio da Veroli. Nel 1521 uscì la prima edizione tradotta in italiano da Cesare Cesariano. Subito dopo apparvero varie traduzioni ed edizioni in altri paesi europei.</div></p>
<p><div class="one_third last">Dal XV secolo fino alla fine del XIX secolo, il trattato era proposto tra i fondamenti teorici dell&#8217;architettura occidentale.</div><div class="clear"></div></p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Marco_Vitruvio_Pollione_De_architectura.pdf">SCARICA | Marco Vitruvio Pollione: De architectura</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Marco_Vitruvio_Pollione_Galiani_De_architectura_tradotto_e_commentato_1790.pdf">SCARICA | Conte Galiani: L'Architettura tradotta e commentata</a></pre>
<pre><a class="bigbutton " href="http://www.antichefornaci.it/files/biblioteca/Marco_Vitruvio_Pollione_Gwilt_De_Architectura_translated_1826.pdf">SCARICA | Joseph Gwilt: The Architecture translated in english</a></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.antichefornaci.it/blog/biblioteca/marco-vitruvio-pollione-de-architectura-i-secolo-avanti-cristo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
